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Viaggio ai Caraibi con Pipaluk.

09 febbraio 2012 - ore 12,22
CaraibiNon mi era mai accaduto. Ho trascorso parte dell'inverno scorrazzando gioiosamente dal freddo dell'Italia, al caldo tepore del mare caraibico. Un inverno non più calmo, domestico, ma jet leg, euro da cambiare, parità monetarie da consultare, una nuova lingua da inventarsi e da sciorinare in modo demenziale. Un inverno a colori, diverso dal grigiore e dal freddo delle nostre giornate invernali. Ho scorrazzato tra idilliaci paesaggi tropicali, vallate e montagne ricoperte di foreste pluviali, spiagge di sabbia corallina lunghe chilometri, dove il vento soffia sempre e mitiga la temperatura.
(segue)


Ho fatto un pò vita da spiaggia, mai nessuno m'ha disturbato, non c'erano bambini petulanti, ne radio a volumi demenziali, ma solo la musica soft del calypso e del reggae che m'accompagnava ovunque.
Per l'aria c'erano altri profumi, non quello del rosmarino o del limone o del gelsomino, ma quello della cannella, della noce moscata e di altre spezie, odori forti, sensuali, da stordirti: Ho guardato verso l'azzurro del cielo, ove vi scorre il vento e, vi navigano nuvole che hanno forme e dimensioni imponenti, come le donne caraibiche, ove il sole brilla tra squarci di nuvole, facendo assumere ai contorni colori inimmaginabili. In questa estate caraibica è il temporale che impressiona, che improvvisamente ti rovescia addosso quintali d'acqua per poi allontanarsi offrendo uno splendido arcobaleno e sembra che voglia sorriderti per farsi perdonare per il disturbo arrecato.
Ho incontrato Francesco perdutamente felice, era l'immagine della serenità, aveva realizzato un suo sogno. E poi regate, regate, regate, trionfo di emozioni, momenti di piacere che non si dimenticano, ti restano scolpiti nella mente e che puoi riprendere quanto vuoi. Ai caraibi non è come da noi che si resta a ciondolare sulla barca per ore in attesa del vento che si leva, qui il vento soffia sempre in modo costante per 24 ore, sempre dalla stessa direzione, 70 gradi e con un'intensità che dai 15 ai 30 nodi. Il vento è il reale dominatore di queste regate, imperversa sul mare, spazzandolo con folate violente, da mettere a dura prova la resistenza dell'equipaggio, un maschio "francesco", un maschietto"Alessandro" due quasi vecchietti " me ed Enzo" e tre gentili donzelle, Laura, Nicoletta e Rita: Le altre Gabriella e Mariella erano fuori a passeggiare, "chissà a che “cumbinare". Sono regate toste, ove abbiamo ben figurato, ma che avremmo potuto fare di più se diverse rotture non ci avessero rallentato. Abbiamo rotto un genoa e due scotte del genoa, che sembravano fili d'erba e le ho sentite lamentarsi col vento, "perchè mi spezzi? " Ma da veri gaudenti, abbiamo pensato anche allo stomaco, ci procuravamo la materia prima freschissima trainando sempre, i risultati sono stati apprezzabili, ma un po' dimezzati, perchè ogni pesce che abbiamo catturato era troncato a metà dal morso di qualche pescecane. C'era poi l'impegno e la capacità da grandi chef di Gabriella, Mariella, Nicoletta e Rita, di trasformare quegli ammassi sanguinolenti in delizia del palato: Il dopo regata, era coinvolgente, si ballava ai ritmi caraibici, allietato dalla presenza di bellezze di tanti paesi e da grosse bevute di rum e coca, e in cuor mio pensavo "ca' me fanno murì": Perchè ai Caraibi?, non solo per rincontrare Francesco, ma una scelta per prepararmi all'apocalittico evento che dovrebbe abbattersi sulla
nostra terra, a dicembre di quest'anno. Non chiedetemi, non lo so. Andrò di nuovo ai Caraibi, non per scampare al naufragio cosmico, ma per godermi ancora un po' di vita fino al micidiale big-bang. Mi accompagneranno di nuovo, Enzo e le nostre consorti, che quando le conoscemmo nel secolo scorso erano due pecorelle, oggi sono due leonesse, che prima o poi ci sbraneranno. Non a torto, convinte che siamo ancora due galletti, mentre scusate la confidenza, siamo due polli, a cui è rimasta solo la capacità estetica di guardare ed apprezzare, perchè le donne caraibiche sono la gioia degli occhi, sono di un'eleganza innata col loro portamento, non magre, anzi abbondanti e piene di tensioni nei punti giusti.
Se sopravvivremo al big - bang, velo racconterò la prossima volta.
'On Michè



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